Vinitaly 2018, al Padiglione 2 protagonista la Doc Sicilia

Vinitaly-2018

(di Angela Sciortino) Sul palcoscenico del Vinitaly 2018 la Sicilia ha messo al centro la giovane Doc regionale.

«Il vino siciliano ha dimostrato grande capacità di mettersi insieme, senza timori per il cambiamento e di essere una squadra competitiva nel mercato globale», ha detto Antonio Rallo, presidente del Consorzio di tutela vini Doc Sicilia che è pronto ad accompagnare la vetrina internazionale del World Wine Symposium, che si terrà a Palermo dal 21 al 23 novembre. «Lì parleremo internazionale – ha sottolineato il presidente della manifestazione Giuseppe Giunta – e lo faremo coinvolgendo 15 università, dalle più prestigiose in Agraria e Viticoltura, come appunto l’università di Palermo, insieme a Verona, Cattolica di Piacenza e Bolzano e i grandi nomi esteri, da Sonoma in California a Bordeaux in Francia, dalla Cina alla Russia fino al Politecnico di Madrid». Ricco l’impegno consortile, in collaborazione con l’assessore regionale all’Agricoltura Edy Bandiera, nei programmi di Palermo capitale europea della cultura 2018.

Il Consorzio di tutela della Doc Sicilia è giovane, nato nel 2012, e cresce ogni anno del 10%, forte di un background che negli ultimi anni ha saputo credere nell’associazionismo. I risultati sono più che concreti e si stima una produzione di 60 milioni di bottiglie a fine 2018. Partita nel 2011 da zero, la Doc Sicilia è oggi tra le prime quattro Doc italiane. Quello di fare squadra e guardare al mondo è, quindi, una scommessa vincente.

Soddisfatto anche il presidente del consorzio Etna Doc Giuseppe Mannino traccia il bilancio di questo Vinitaly che si è appena concluso: «Per la prima volta ci siamo presentati alla kermesse veronese in maniera compatta e coesa – dice Mannino – e i risultati ci gratificano degli sforzi fatti». E prosegue: «C’è tantissimo interesse per le nostre produzioni: meno stranieri ma più italiani che hanno voluto conoscere la storia del nostro territorio e assaggiare i nostri vini, soprattutto gli spumanti, vera novità di quest’anno». Vinitaly2018-Padiglion2-SiciliaA Verona c’era un’intera area dedicata al mondo del vino etneo, tra Carricante e Nerello Mascalese, ed è stata organizzata un tasting con 16 etichette di altrettanti produttori, che hanno raccontato tutte le “sfumature” di bianco del vulcano più alto d’Europa, in grado di regalare vini con una spinta acida notevole e una spiccata nota minerale. «Sull’Etna si producono vini unici – ha detto Mannino – e mai prima d’ora c’è stato tanto interesse per i bianchi, tanto che i produttori esauriscono le scorte prima della nuova vendemmia». Per la stragrande maggioranza dei nuovi impianti è stato utilizzato il Carricante, un vitigno autoctono a bacca bianca che lega il suo nome all’espressione siciliana “u carricanti”, che sottolinea l’abbondante produzione delle sue piante, capaci di riempire i carri d’uva. Conclude Mannino: «Ora si sta cercando di capire la capacità di resistenza di questi nuovi vigneti. Siamo ancora agli inizi, ne sapremo di più nei prossimi anni».

Che l’Etna sia la nuova frontiera per la viticoltura siciliana lo dimostra il fatto che le grandi maison del vino siciliano non rinunciano ad avere sul vulcano una stazione produttiva. È il caso, ad esempio, di Donnafugata che ha colto la prestigiosa occasione del Vinitaly 2018 per il debutto davanti a un pubblico esperto di buyers, giornalisti e winelovers della nuova etichetta “Sul Vulcano”, il suo primo vino dell’Etna dove l’azienda conta su 15 ettari di superficie a vigneto, distribuiti in di 5 diverse contrade del versante nord della Grande Montagna, tra Randazzo e Passopisciaro, oltre i 700 metri sul livello del mare. Per l’azienda della famiglia Rallo, il Vinitaly 2018 è stata anche l’occasione per il debutto veronese del Floramundi, il Cerasuolo di Vittoria Docg che in pochi mesi è già un caso di successo. Il passito Ben Ryé, poi, è stato ad Opera Wine di Wine Spectator e alla grande degustazione voluta da “Donne del Vino” sui vini da vecchie vigne.

La Sicilia enologica però non è solo Etna. C’è anche un vivace Sud-Est dove i produttori hanno geniali intuizioni, si scambiano buone pratiche e hanno compreso come valorizzare il loro vino in un ricco percorso enogastronomico. Non a caso a Noto dal 27 al 29 aprile si svolgerà la convention primaverile dell’associazione nazionale Città del Vino. L’annuncio è stato dato dal sindaco di Noto Corrado Bonfanti, coordinatore delle Città del Vino di Sicilia, insieme al presidente nazionale dell’associazione Floriano Zambon durante una conferenza stampa che si è svolta nel padiglione della Sicilia. Alla conferenza stampa hanno partecipato anche l’assessore regionale all’Agricoltura Edy Bandiera e l’assessore regionale Turismo, sport e spettacolo Sandro Pappalardo, confermando una visione unica nella promozione della Sicilia, in cui enogastronomia e turismo possono e devono operare in sinergia.

Tra tradizione e innovazione si muovono le Cantine Pellegrino che al Vinitaly 2018 hanno presentato in anteprima alla stampa e agli operatori del settore il loro progetto dedicato ai vini autoctoni biologici. Per le due nuove etichette, utilizzati due vitigni che ancora mancavano nell’offerta della casa vinicola marsalese: Nerello mascalese e Grecanico. Il primo va in bottiglia con l’etichetta Materico, il secondo è vinificato insieme al Cataratto per dare il Biosfera dove il Grecanico mitiga l’esuberanza e la forte personalità della dominante di catarratto.

Non solo vino alla kermesse veronese. Ma anche olio e salumi. Una giuria di esperti, rigorosamente in incognito, ha assaggiato tutti i salumi presenti negli stand. Il verdetto è stato unanime: il Prosciutto dei Nebrodi ha convinto i giurati per la sua bontà, il sapore ed i profumi e ha meritato il premio consegnato da Claudio Valente, vice presidente Verona fiere, da Giuseppe Pan, Assessore alle politiche agricole della regione Veneto, da Antonella Capriotti, organizzatrice di Sol&Agrifood.

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