Gli chef italiani nel mondo alleati dell’agroalimentare made in Italy, quello vero

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(di Angela Sciortino) Cosa sarebbe l’agroalimentare italiano d’eccellenza con le sue Dop, Igp e Pat senza gli chef che riescono a valorizzarne sapori, profumi ma anche storie?

Il primo a riconoscerlo è il ministro delle Politiche Agricole e Agroalimentari e del Turismo Gianmarco Centinaio che, intervenendo al 30° Congresso nazionale della Federazione italiana cuochi che si sta svolgendo a Catania (31 marzo – 2 aprile), ha ricordato come gli chef italiani sia in patria, ma soprattutto in giro per il mondo, siano i migliori ambasciatori del cibo nazionale. La ricca e variegata gastronomia italiana è, infatti basata, basata tante eccellenze che dalla Val D’Aosta a Lampedusa, rendono inimitabile l’agroalimentare d’eccellenza della penisola.

Proprio per questo lo scorso 13 novembre è stato firmato un protocollo d’intesa Mipaaft-Fic (Federazione Italiana Cuochi) per la promozione del vero Made in Italy agroalimentare. Tra gli obiettivi: valorizzare la cucina italiana di qualità in Europa e nel mondo; sostenere percorsi formativi attraverso workshop e seminari; diffondere le peculiarità della Dieta mediterranea con campagne tematiche specifiche, anche nelle scuole; rispondere alle crescenti esigenze dei consumatori di ogni fascia d’età e al cambiamento degli stili di vita fornendo una informazione chiara ai cittadini per renderli consapevoli delle proprie scelte nell’ambito dei consumi alimentari.

chef«L’export dell’agroalimentare italiano vale 42 miliardi, è una gran bella cifra – ha affermato Centinaio – ma ancora ha ampi margini di crescita se si considera che l’export agroalimentare della Germania vale ben 60 miliardi». E poi continuando, ha spiegato: «I margini di crescita sono assicurati anche dal fatto in tutto il mondo il fatturato dell’Italian Sounding arriva a superare più del doppio del fatturato dell’agroalimentare made in Italy, quello vero, attestandosi sui cento miliardi di euro». Alla lotta alla contraffazione e al commercio fraudolento di prodotti spacciati per italiani, però – ha osservato il ministro – bisogna rispondere con l’educazione del consumatore attraverso la promozione e con la “sostituzione” del falso con il vero e per questo è necessario aumentare le produzioni in maniera mirata».

«Da sempre il Made in Italy è sinonimo di eccellenza – ha detto il ministro – e questo vale sia nel nostro Paese che all’estero. Ma dobbiamo alzare ancora di più l’asticella. Crescere nell’export ad esempio. Valorizzare non solo il prodotto finale, quello che arriva sulle nostre tavole, ma l’intera filiera agroalimentare. Chi assaggia un piatto italiano deve poterne cogliere tutta l’essenza: il lavoro, la passione, la storia, le tradizioni che ci sono dietro. È la dimostrazione del sistema Italia che funziona. Per questo sono fondamentali l’educazione alimentare nelle scuole, la formazione di figure professionali specifiche anche per dare nuovi sbocchi occupazionali ai nostri figli. Il cuoco non è solo colui che mette insieme i vari ingredienti, ma la nostra interfaccia con il mondo».

E a proposito di formazione, rispondendo alla sollecitazione del presidente della Fic Rocco Pozzulo, il ministro ha informato dell’interlocuzione attivata con il collega della pubblica istruzione: «Attiveremo presto nei professionali alberghieri corsi di cucina tradizionale: non è un ritorno al passato ma la soddisfazione delle richieste dei clienti»

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