Il limone della Piana di Bagheria presto Presidio Slow Food

limone della Piana di Bagheria

BAGHERIA (PA) – C’è un profumo che basta da solo a raccontare la Sicilia: è quello del limone della Piana di Bagheria, un agrume dal colore acceso e dal gusto vibrante, che oggi torna protagonista di una nuova stagione di rinascita. Nella splendida cornice di Villa Palagonia, tra gli affreschi barocchi e il mare poco distante, si è parlato di lui come di un vero tesoro da custodire. Il limone della Piana di Bagheria sta per intraprendere il cammino verso un importante e prestigioso riconoscimento: il Presidio Slow Food.

La presentazione è avvenuta durante Bio in Sicily, la manifestazione dedicata all’agroecologia e alle eccellenze siciliane, organizzata dall’associazione La Piana d’Oro e dalla Condotta Slow Food di Bagheria. Un incontro sentito, che ha messo al centro il valore delle produzioni locali e il desiderio di dare nuova linfa a una coltura che, per secoli, ha reso rigoglioso questo angolo di costa tra Bagheria, Santa Flavia, Casteldaccia, Altavilla Milicia e Trabia. Oggi quel limone, che un tempo colorava di giallo la “Conca d’Oro”, torna a parlare di futuro. E lo fa con la voce di chi ama la propria terra e vuole farne sentire il sapore, intenso e inconfondibile, in ogni scorza, in ogni goccia, in ogni respiro di Sicilia.

A raccontare il progetto è stato Francesco Sottile, vicepresidente di Slow Food International e docente all’Università di Palermo. «Il percorso verso il Presidio – ha spiegato – è un lavoro corale, che nasce dai produttori e dalla loro capacità di custodire un sapere antico e sostenibile». E in effetti è proprio qui, tra i muretti a secco e i profumi di zagara, che resiste una tradizione agricola capace di rispettare la terra e di restituirle frutti carichi di storia.

Ma il limone bagherese non è solo memoria: è anche futuro. I suoi derivati – oli essenziali, liquori, granite, sorbetti, dolci e profumi – rappresentano un universo di possibilità per la ristorazione, la pasticceria e la gelateria di qualità. Un ingrediente che racconta il territorio e ne diventa ambasciatore, trasformando un semplice agrume in simbolo di identità e di gusto. Ed è su questo che bisogna puntare se si vuole riconoscere agli agricoltori un prezzo equo capace di ripagare investimenti e lavoro.

Durante il talk “Agroecologia e valorizzazione del territorio”, moderato dal giornalista gastronomico Mario Liberto, esperti, agronomi e rappresentanti del mondo produttivo hanno sottolineato come il riconoscimento Slow Food possa essere la chiave per costruire nuove microfiliere e rilanciare l’economia locale. «Non è solo una certificazione – ha ricordato Valerio Barone, presidente della Condotta Slow Food di Bagheria – ma un modo per raccontare chi siamo, attraverso ciò che coltiviamo».

«Il Presidio di Slow Food è già un bel traguardo ma se i produttori adottassero, insieme ai principi dell’agroecologia, anche le modalità di produzione biologica con la relativa certificazione di prodotto e di processo, il prodotto identitario della piana di Bagheria sarebbe ancora più apprezzabile con conseguenti benefici per i produttori in termini di prezzo e dei consumatori in termini di salubrità», ha affermato Lillo Alaimo Di Loro presidente di Italia Bio.

Il lavoro che comincia già da subito è il coinvolgimento dei produttori che vogliono aderire al percorso di valorizzazione e che saranno essi stessi – sulla base della storia e dell’esperienza di ciascuno di loro – a delineare il disciplinare di produzione. Ma bisogna fare in fretta se si vuole conseguire un obiettivo ambizioso ma anche molto prossimo. Il vicepresidente di Slow Food, bagherese per metà della sua ascendenza, si è “sbilanciato” per portare il Limone della Piana di Bagheria a Terra Madre 2026, il grande appuntamento internazionale dedicato ai Presìdi Slow Food. Un traguardo che profuma di zagara, di orgoglio e di Mediterraneo.

Articolo precedenteProssimo articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *